GAETANO MARTINEZ

Gaetano MartinezNato a Galatina il 14 Novembre del 1892, Gaetano Martinez, appartiene a una famiglia di lavoratori: il padre gestisce come capomastro muratore una piccola impresa edile. E' proprio qui, che Gaetano Martinez scopre la sua attitudine a lavorare la pietra leccese.

I primi frutti del suo lavoro come scalpellino, intrapreso dopo aver studiato per pochi anni la Scuola Locale di arti e Mestieri, sono mensole, fregi, capitelli, stemmi creati per edifici e ville di privati, (esempi sono i decori architettonici di Villa Lisi, a Galatina).

Ben presto l'insofferenza nei confronti dell'ambiente e della sua città, la consapevolezza della sua vocazione artistica e il bisogno di alimentare sempre più le sue doti innate, fanno crescere in lui il desiderio di poter lavorare a Roma, per poter studiare ed avere contatti con ambienti artisticamente aggiornati e dinamici.

Nel 1911 in occasione dell'Esposizione Internazionale si reca a Roma e vi si stabilisce. Ma dopo due anni è costretto a ritornare, perché respinto dalle scuole d'arte e dalle botteghe romane per non aver conseguito la licenza elementare. Qui decide di studiare da solo e sul finire del 1914 decide di mettersi alla prova con un'opera di creazione: un nudo a grandezza naturale, realizzato facendo posare il fratello Pasquale, subito distrutto e rimodellato, cui dà il titolo di “Il Dolore Umano[M1]”, opera che rivela l'influenza dell'arte classica e del simbolismo decadente.

Sono anni di intense sperimentazioni e ricerche, interrotte nel 1916,dalla chiamata alle armi, e riprese quasi subito, quando M. potè ritornare a casa dopo otto mesi, perché riformato per malattia contratta in servizio.Ragazzi di strada, contadini, compaesane, prendono vita nelle testine quasi abbozzate, nelle tipiche mascherine e nei disegni dal tratto veloce.

Il primo contatto col pubblico avviene nel 1917, anno in cui il M. partecipa alla Mostra degli Artisti Pugliesi, organizzata da Alfredo Petrucci per il Circolo artistico di Bari, che lo vede presente con "Il sogno del piccolo giocatore M2", ed alcuni disegni.

Roma rimane la sua meta agognata, così nel 1922 vi si trasferisce definitivamente. La prima occasione per farsi notare nel panorama romano gli viene offerta dalla Mostra del Ritratto; comincia ad essere apprezzato dalla critica prima con "Caino", opera esposta nel 1924 alla I Mostra d'Arte Pugliese, cauterizzata da una forte carica espressiva, poi con il "Vinto[M4]", che gli vale l'elogio della Commissione esaminatrice alla III Biennale di Roma.

Frattanto si adopera a tributare al concittadino Toma, delle cui doti artistiche sarà sempre un convinto sostenitore, un doveroso riconoscimento: l'apposizione di una lapide commemorativa sulla facciata della casa dove il pittore era nato, inaugurata insieme insieme al busto in bronzo eseguito dallo stesso Martinez.

Nel 1926 lo scultore completa il suo primo lavoro di committenza pubblica: quattro statue decorative in travertino, "Le Virtù Cardinali", create per essere collocate sul Palazzo delle Assicurazioni a Roma. E' questa la prima tappa di una tendenza ad una stilizzata monumentalità, verso la quale lo scultore inclina per un breve periodo di tempo e in modo episodico, rappresentata soprattutto dalle due statue collocate sul prospetto del Palazzo delle Finanze di Bari, "Il Pilota" e "Maestro d'ascia", realizzate intorno al 1934, e dalla "Allegoria della Fertilità" del '38, al Palazzo I.N.A. di Lecce.

Ma nel decennio dal '30 al '40 la sua arte subirà un'altra svolta, tornando ai busti, ai ritratti caratterizzati da un sobrio classicismo e da una acuta capacità di indagine psicologica che la critica non manca di segnalare.

Il rapporto con la sua terra di provenienza rimane caratterizzato dalla conflittuale coesistenza di affetto e odio. Due vicende in particolare lo feriscono: il mancato conferimento dell'incarico di erigere, a Galatina, il Monumento ai Caduti della II Guerra Mondiale, e la critica accoglienza riservata alla sua "Lampada senza luce[M5]", divenuta nel 1936 fontana monumentale della città.

Martinez donò al Comune di Galatina un cospicuo numero di opere, nel 1930 e nel 1935, e tentò in ogni modo di prodigarsi per la città.

Negli anni successivi alla caduta del fascismo e alla fine della II Guerra Mondiale, varie esposizioni registrano l'evoluzione del suo stile, la cui sigla dominante è rappresentata dagli "altorilievi", scene di vita popolare animate da pagliacci, bimbi, contadini, in cui scopriamo una vena narrativa finora inespressa.

La morte, sopraggiunta il 1 ottobre del 1951, interrompe bruscamente il suo impegno nel preparare le opere da esporre alla IV Quadriennale, non permettendogli di completare l'ultima fatica, "L’Offerta ad Esculapio".

Altre opere presenti nel Museo civico:

  • Nudo disteso
  • Ritratto di vecchio (Signor Tondi), 1915
  • Il Filosofo
  • Wagner (non presente nel museo) 1918
  • Composizione Allegorica (Allegoria del sacrificio?), 1918 - 1919
  • Studio per monumento a Dante, 1924
  • Adolescente, 1926
  • Giovane eroe morente, 1926
  • Santa Cecilia, 1926
  • Serenità di bagnante, 1926
  • Coppia di amanti, 1926
  • Ritratto di donna (Fortunata Sabella), 1927
  • Architetto De Gregorio, 1928
  • Cariatide, 1929/30 (non presente nel Museo)
  • Mario, 1930 (non presente nel Museo
  • Il Pugile, 1932
  • Riposo d'ala, 1932
  • Ritratto di giovane, 1933
  • Ritratto caricaturale, 1935
  • Nudo femminile, 1947

CAINO

Caino. Gaetano Martinez, 1922

Caino fu la prima opera eseguita a Roma nel 1922. Martinez scrisse nel '31 che "assillato da un mondo di forme e di drammatici fantasmi", lo aveva realizzato "di getto e direi quasi con foga", in pochi giorni. Drammatica l'espressione del volto, che sembra fermare il momento stesso in cui alla mente dell'omicida balza, quasi confusamente, il rimorso per la propria colpa; una colpa ricordata dal volto del fratello, che affiora dalla base come se emergesse, dalla sua ottenebrata coscienza. L'opera è legata alle problematiche decadenti di primo novecento caratterizzate dal conflitto tra bene e male."